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Prima di tutto,


Esiste una postura normale?


Non dobbiamo pensare che una asimmetria delle scapole o del bacino sia per forza connessa con un problema posturale; capita di frequente che una persona asintomatica si rivolga al posturologo perché “si vede storta”; l’anamnesi e l’esame obiettivo chiariranno se questa non perfetta postura del corpo può essere causa di sintomi già presenti (che magari il paziente non collega con l’alterazione posturale, ad esempio un mal di testa o un mal d’orecchio come spia di un’alterazione dell’occlusione dentaria) o di sintomi che potranno verificarsi (ci si può aspettare ad esempio che una importante scoliosi possa portare nel tempo a dolori del rachide).


Ma non è detto: ci sono persone con una postura davvero alterata che stanno bene e che non hanno mai avuto dolori in giro per il corpo, e che magari mai li avranno.  Inoltre alcune asimmetrie sono normali, ad esempio in un destrimane la spalla destra più bassa e in avanti rispetto alla sinistra.


Alcuni studiosi affermano che qualunque alterazione della postura ideale può portare in teoria ad alterato consumo delle articolazioni coinvolte e a dolori muscolari, tendinei o articolari, dovuti al lavoro asimmetrico del corpo o di parti di esso, magari reiterato per anni e anni. Questi studiosi portano come esempio radiografie che mostrano consumi di articolazioni (artrosi) e fratture da durata (delle fratture che si verificano pian piano nel tempo a causa di stress meccanici e microtraumi ripetuti) in quadri di alterata postura, ad esempio (vedi figura seguente) un rachide lombare troppo rigido che ha perso la naturale curvatura (si dice “rettilineizzato”).


                                        
          


Ma tra le migliaia di persone che un ortopedico visita, mentre è di comune riscontro  il raddrizzamento della colonna lombare che abbiamo preso come esempio, è di rarissimo riscontro la frattura da fatica delle ossa che compongono tale segmento.


Quindi non basta portare qualche radiografia che mostri artrosi o frattura da fatica per poter dedurre con certezza che tutte le persone con un rachide lombare  rettilineizzato andranno incontro a guai.


Quindi non è necessario trattare SEMPRE e COMUNQUE una alterazione posturale.


Trovare persone “storte” che hanno dei dolori non significa che tutte le persone “storte” li avranno per forza!


Anzi, magari quelle persone sono senza dolori perché con quella postura il loro corpo ha trovato il miglior equilibrio possibile.


Un esempio esplicativo tratto dalla nostra esperienza può essere il seguente:



Un ortopedico p
rescrive dei plantari a delle persone con dolori ai piedi (spesso per alterazioni meccaniche dovute a cambiamenti degenerativi irreversibili dell’appoggio del piede); un tecnico ortopedico prende l’impronta dei piedi ai pazienti per costruire i plantari. Vedendo che in molte persone il bacino è più basso da una parte (cosa molto più frequente di quello che si creda), il tecnico pensa che mettendo un rialzo integrato in uno dei due plantari raddrizzerà il bacino e il paziente starà ancora meglio. 



Dopo un pò di tempo iniziano a tornare dall’ortopedico alcune di quelle persone, dicendo che da quando hanno messo i plantari sono comparsi dei dolori alla sch
iena. Controllandoli, l’ortopedico si accorge che è stato inserito un rialzo in uno dei due plantari. Togliendo il rialzo, dopo qualche giorno i dolori scompaiono in quasi tutti i pazienti, mentre per alcuni si rende necessaria della fisioterapia al rachide.



La spiegazione di quanto è avvenuto è che il rialzo ha alterato una situazione di equilibrio che era presente anche se il bacino era asimmetrico (o che era presente GRAZIE all’asimmetria del bacino!) e questo squilibrio ha causato ripercussioni su strutture lontane da quella su cui si è agito (dai piedi alla schiena, in questo caso).



Gli esempi possono essere molti, ma quello che conta è che prima di agire sul corpo del paziente si deve pensare non solo a migliorare il sintomo per il quale ci interpella, ma anche a non peggiorare altre situazioni concomitanti.


Da qui la necessità di una visione d’insieme (olistica) del paziente, che nella posturologia è condizione fondamentale.


Quindi, il concetto di visione olistica del paziente in posturologia deve essere ridimensionato: finora si poneva l’accento sui problemi di un distretto corporeo che potevano avere la causa in un altro distretto (ad esempio un mal di schiena per un problema ai piedi).

Col fiorire dei trattamenti posturali, si impone invece una filosofia “protezionistica”, che imponga all’operatore da un lato di non nuocere, dall’altro di non rallentare o sviare il paziente nella ricerca di diagnosi e terapie efficaci.


Ma quali sono quindi i limiti della posturologia?


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